
Aosta, 1981. Un ragazzo con un basso in mano cammina nel freddo verso una cantina. Non sa nemmeno accordare lo strumento, ma non importa: quel che conta è fare con ciò che si ha, e farlo adesso.
Camminare sul Ghiaccio è innanzitutto un insieme di storie e riflessioni, ma soprattutto immagini, raccolte da Gianpiero Capra, bassista degli aostani Kina, uno dei gruppi-simbolo dell’hardcore punk italiano degli anni Ottanta. Ma non è solo questo: tra le sue righe, e in quegli scatti, emerge la storia di una generazione che ha scelto di andare ostinatamente “in direzione opposta”.
Attraverso fotografie, oggetti ritrovati, audiocassette e dischi dimenticati in scatoloni e ricordi vissuti a tutto volume, il libro apre una finestra temporale su anni trascorsi tra furgoni, concerti clandestini, fanzine fotocopiate di nascosto e lettere scritte a mano – da Torino ad Amburgo, da Bari a Barcellona, dalla Giungla Occupata al Forte Prenestino. E su una rete di giovani punk anarchici che si muovevano per l’Europa con pochissimi soldi e una fiducia incrollabile gli uni negli altri.
Ma dopo quarant’anni, cosa resta di quella tribù nomade? E cosa succede a chi prova a vivere coerentemente con ciò in cui crede? Le risposte arrivano nei momenti inattesi, nelle canzoni che risuonano nel cuore, nel sorriso di chi era sotto al palco in prima fila ed è lì ancora adesso.
Perché quando impari a camminare sul ghiaccio, la gioia del rischio non ti lascia più.